Una parte rilevante degli incidenti mortali con il trattore coinvolge persone che non sono lavoratori nel senso del D.Lgs. 81/08: pensionati che coltivano l'orto o l'uliveto di famiglia, proprietari di piccoli vigneti per autoconsumo, persone che usano un vecchio trattore per tagliare l'erba o fare legna. Non hanno un datore di lavoro, non rientrano nella vigilanza tipica e spesso usano mezzi di quarant'anni o più, senza arco di protezione o con l'arco smontato perché ostacolava il passaggio sotto i rami.
Il RSPP non ha competenza diretta su questi soggetti, ma li incontra spesso: sono i familiari anziani del titolare, i vicini con cui si scambia manodopera, gli ex dipendenti che continuano a frequentare l'azienda. Inoltre i trattori usati che le aziende sostituiscono finiscono frequentemente proprio in questo circuito, attraverso vendite tra privati.
Ci sono alcune azioni concrete alla portata dell'azienda. La prima è non cedere mezzi non adeguati senza informare chiaramente l'acquirente e senza documentarlo, ricordando che la vendita di attrezzature non conformi destinate all'uso lavorativo è vietata dall'art. 23 e regolata dall'art. 72. La seconda è vietare l'uso dei mezzi aziendali a persone non abilitate, familiari compresi. La terza è usare le campagne informative di INAIL, ASL e associazioni di categoria, che negli ultimi anni hanno puntato proprio su questa platea con messaggi semplici sull'arco alzato e sulla cintura allacciata.