Le ricostruzioni degli incidenti mostrano scenari che si ripetono. Il primo è il bordo del fosso o del canale: il conducente percorre la capezzagna troppo vicino al margine, la sponda erosa o nascosta dall'erba cede e la ruota a valle scivola. Il secondo è l'argine o la scarpata, affrontati in diagonale per accorciare il percorso. Il terzo è la svolta in fondo al filare in collina, dove il mezzo si trova per pochi metri con la massima inclinazione trasversale proprio mentre sterza.
Altri scenari tipici sono la strada bianca con il ciglio franoso, il passaggio su un ponticello senza parapetti, la manovra in retromarcia con il rimorchio vicino a un dislivello, il lavoro su prati in forte pendenza per lo sfalcio, il terreno bagnato dopo un temporale che fa perdere aderenza in discesa. In zona di montagna e collina la combinazione di pendenza e terreno irregolare è la regola, non l'eccezione.
Da questi scenari derivano misure organizzative concrete. Mappare sul fondo i tratti con pendenza critica, i fossi e le scarpate, segnalandoli dove possibile con paletti visibili. Stabilire distanze minime dal ciglio, definire percorsi di accesso agli appezzamenti, vietare il lavoro su determinate superfici dopo piogge intense, preferire mezzi più adatti come trattori a baricentro basso o motofalciatrici sui prati più ripidi. Molte di queste scelte costano poco e richiedono soprattutto che qualcuno le formalizzi e le trasmetta ai conducenti stagionali.