I trattori a carreggiata stretta sono progettati per muoversi tra i filari di vigneti e frutteti, dove lo spazio disponibile può essere poco più di un metro e mezzo. Per ridurre la larghezza i costruttori avvicinano le ruote e abbassano il mezzo, ma la carreggiata ridotta resta il fattore che più di ogni altro limita la stabilità laterale. Le colline viticole italiane, con pendenze marcate e testate dei filari strette, sono un ambiente in cui questi mezzi lavorano costantemente vicino al limite.
La struttura di protezione più diffusa su questi trattori è l'arco anteriore abbattibile, montato davanti al conducente, oppure la cabina ribassata. Esistono anche trattori isodiametrici, con ruote uguali e articolazione centrale o sterzo sulle quattro ruote, che migliorano manovrabilità e distribuzione delle masse, e trattori a cingoli stretti per le pendenze più forti.
Le misure tipiche per questo contesto comprendono la scelta di mezzi con baricentro basso e carreggiata regolabile allargata dove lo spazio lo consente, la sistemazione delle capezzagne in modo da avere aree di svolta pianeggianti e sufficientemente larghe, la manutenzione dei fossi di scolo che delimitano i filari, il divieto di lavorare con atomizzatori pieni nelle zone più ripide. Nel caso di nuovi impianti, il RSPP può segnalare all'imprenditore che larghezza dell'interfila e disposizione delle testate influenzano la sicurezza per tutta la vita del vigneto, che può superare i trent'anni.