Molti infortuni con la presa di forza non derivano da difetti delle protezioni ma da comportamenti radicati nella pratica quotidiana. Il primo è l'innesto della PdF con il motore ad alto regime: la macchina riceve uno strappo violento che sollecita crociere, limitatori e ingranaggi e può causare rotture. La procedura corretta prevede l'innesto a regime minimo e l'aumento graduale dei giri fino al valore di lavoro.
Il secondo errore è lavorare con la macchina sollevata e la PdF inserita, ad esempio con la fresa o l'erpice rotante alzati in capezzagna. In queste condizioni l'angolo dei giunti aumenta oltre i limiti, l'albero vibra e gli organi lavoratori girano liberi all'altezza delle gambe di chiunque si trovi vicino. Il terzo è la scelta errata della velocità: una macchina da 540 giri azionata a 1000 subisce una velocità quasi doppia degli organi, con possibile rottura di lame e coltelli e proiezione a distanza.
C'è poi l'abitudine di scendere dal trattore per controllare il lavoro lasciando la PdF in rotazione, o di avvicinarsi a una macchina appena disinserita senza attendere l'arresto completo delle masse inerziali. Nelle aziende familiari questi comportamenti si tramandano da una generazione all'altra e sono considerati normali. Il RSPP deve contrastarli con esempi concreti e con regole semplici e ripetute: PdF disinserita, motore spento, chiave tolta, organi fermi, prima di avvicinarsi a qualunque parte della macchina.