La rotoimballatrice, o rotopressa, raccoglie il foraggio disposto in andane e lo arrotola formando balle cilindriche. Il prodotto viene sollevato da un pick-up a denti, spesso convogliato da un rotore di alimentazione con eventuale dispositivo di taglio a coltelli, e spinto nella camera di compressione. La camera può essere fissa, delimitata da rulli, oppure variabile, delimitata da cinghie e catene che si espandono man mano che la balla cresce. A balla formata, la macchina la lega con rete o spago e la scarica aprendo il portellone posteriore.
Le principali zone pericolose sono il pick-up, i rulli e le cinghie della camera, il rotore di alimentazione con i suoi coltelli, il dispositivo di legatura con i suoi coltelli di taglio, la trasmissione a catene laterale e, soprattutto, il portellone posteriore. Esistono anche combinazioni di rotopressa e fasciatrice, che avvolgono la balla nel film plastico per produrre insilato: in questo caso si aggiungono le parti rotanti del fasciatore e le tavole di trasferimento della balla.
I carter laterali che coprono catene e ingranaggi si aprono facilmente per la lubrificazione e devono essere richiusi ogni volta. Nelle macchine recenti sono vincolati alla macchina con cerniere e non si possono asportare, ma è comune trovarli legati aperti con un filo di ferro perché sono considerati scomodi. Il RSPP dovrebbe verificarlo a ogni sopralluogo durante la fienagione, insieme alla presenza dei pittogrammi di sicurezza leggibili sui fianchi della macchina.