Dopo una tempesta di vento o una nevicata pesante il bosco si riempie di piante sradicate, spezzate o piegate, con fusti in tensione trattenuti dalle zolle, dai rami o da altri alberi. Il lavoro negli schianti è considerato tra i più pericolosi in assoluto: un fusto piegato ad arco accumula energia elastica che, al momento del taglio, si scarica con uno scatto violento, mentre una zolla radicale sollevata può ricadere nella buca una volta separato il tronco.
Prima di tagliare bisogna leggere le tensioni: il lato compresso del fusto e quello teso. Il taglio inizia dal lato compresso con un'incisione di scarico poco profonda e si completa dal lato teso, stando sempre lateralmente rispetto alla direzione in cui il fusto scatterà. Per le zolle si separa il fusto a una distanza sufficiente dalla ceppaia, dopo averla eventualmente assicurata con il verricello, e non si lavora mai a valle di una zolla instabile. Dove possibile, negli schianti estesi si preferisce l'impiego di macchine come l'harvester, che tengono l'operatore in cabina.
Le piante secche in piedi presentano un rischio diverso: rami e porzioni di cima possono staccarsi per le vibrazioni del taglio e cadere sull'operatore. La cerniera di legno secco e fragile può cedere, togliendo il controllo della direzione. Per queste piante si valuta l'abbattimento con trazione meccanica, si limita il tempo passato sotto la chioma e si organizza la sequenza dei lavori in modo da non lasciare persone nella zona sottostante.