Per il microclima severo caldo il metodo di riferimento è l'indice WBGT secondo la norma UNI EN ISO 7243, che combina temperatura dell'aria, umidità, radiazione solare e ventilazione e confronta il valore con soglie che dipendono dal carico metabolico del lavoro e dall'acclimatamento. Per le attività all'aperto, dove le condizioni cambiano di ora in ora, la misura strumentale è utile ma va affiancata da strumenti previsionali. Il progetto Worklimate, sviluppato da INAIL e CNR, fornisce previsioni del rischio di stress da calore per i lavoratori, differenziate per attività fisica e per esposizione al sole.
L'obbligo di valutare il microclima discende dagli artt. 180 e 181 del D.Lgs. 81/08, che includono tra gli agenti fisici anche il microclima, e dall'Allegato IV per i luoghi di lavoro. Negli ultimi anni diverse regioni, tra cui la Toscana, hanno adottato ordinanze estive che, nei giorni in cui le previsioni indicano un livello di rischio elevato, vietano il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia oraria più calda del primo pomeriggio per settori come agricoltura, florovivaismo, cantieri e cave. Nel 2025 è stato inoltre sottoscritto presso il Ministero del Lavoro un protocollo quadro con le parti sociali sulle misure per le emergenze climatiche.
Per l'azienda agricola la conseguenza pratica è inserire nel DVR una procedura caldo che preveda chi consulta le previsioni, a che ora, quali soglie fanno scattare le misure e come vengono riorganizzati turni e attività.