Gli interventi sull'organizzazione del lavoro danno i risultati migliori: anticipare l'inizio del lavoro alle prime ore del mattino, sospendere o ridurre le attività più pesanti nelle ore centrali, spostare all'interno o all'ombra le lavorazioni che lo consentono, prevedere pause programmate in zone ombreggiate e ventilate, più frequenti al crescere del rischio. Nei primi giorni di caldo e per i nuovi arrivati serve un acclimatamento graduale, aumentando progressivamente la durata dell'esposizione.
L'acqua fresca deve essere disponibile vicino al posto di lavoro, non solo all'azienda: in campo e in bosco significa portarla con il mezzo in contenitori adeguati. Si consiglia di bere piccole quantità a intervalli regolari anche senza sete. Il lavoro in coppia, con il compito esplicito di osservare il collega, aiuta a riconoscere i primi segni di malessere, spesso negati dal diretto interessato. Le cabine climatizzate dei trattori, se mantenute efficienti, sono una misura tecnica importante.
La radiazione solare ultravioletta è un rischio distinto dal calore: l'esposizione prolungata per anni è associata ai tumori della pelle, compreso il carcinoma cutaneo nelle zone esposte come viso, orecchie, collo e dorso delle mani. Per i lavoratori all'aperto servono cappelli a tesa larga o caschi con protezione per la nuca, indumenti leggeri a trama fitta che coprano braccia e gambe, occhiali con filtro UV e creme solari ad alta protezione. Il medico competente può includere nella sorveglianza il controllo della cute, e la formazione deve spiegare perché lavorare a torso nudo è un errore.