L'ancoraggio impedisce al ponteggio di ribaltarsi verso l'esterno o di avvicinarsi alla facciata ed è l'elemento che più spesso viene manomesso durante i lavori. Le soluzioni ricorrenti sono l'ancoraggio a tassello con golfare e tubo di collegamento, l'ancoraggio a cravatta che abbraccia un pilastro o una colonna, l'ancoraggio ad anello passante attraverso un'apertura con tubo di contrasto interno, e il puntone di contrasto contro la muratura. Il libretto indica la disposizione e il numero degli ancoraggi per ciascuno schema tipo, oltre alla forza che ognuno deve essere in grado di sopportare.
Il tassello deve essere adatto al supporto: in un muro di mattoni pieni lavora in modo diverso che in un laterizio forato o nel calcestruzzo. Sulle facciate di edifici datati è buona pratica eseguire prove di estrazione su un campione di tasselli, con verbale, per dimostrare che reggono il carico previsto.
L'errore classico è la rimozione dell'ancoraggio da parte di un'impresa successiva: l'intonacatore lo toglie per finire la parete, il serramentista per montare un infisso, e nessuno lo rimette. Il PiMUS deve vietare la rimozione da parte di soggetti diversi dalla squadra di montaggio e indicare come sostituire l'ancoraggio prima di toglierlo. Durante i sopralluoghi l'ASPP conta gli ancoraggi presenti e li confronta con il disegno esecutivo: la mancanza anche di uno o due punti in sequenza riduce la stabilità più di quanto si immagini.