Per i materiali friabili, come i rivestimenti spruzzati sulle travi o le coibentazioni di centrale termica, la rimozione avviene in un'area confinata. Il DM 6 settembre 1994 descrive la tecnica: l'ambiente viene isolato con teli di polietilene a più strati su pareti e pavimento, sigillando aperture, condotte di ventilazione e passaggi impiantistici.
All'interno del cantiere confinato si crea una depressione mediante estrattori dotati di filtri assoluti HEPA, in modo che l'aria fluisca sempre dall'esterno verso l'interno e che eventuali perdite non disperdano fibre. Prima dell'avvio si verifica la tenuta con prove di fumo e si controlla la depressione con manometri, registrandola durante tutto il lavoro.
L'accesso del personale avviene attraverso un'unità di decontaminazione composta da quattro zone in sequenza: locale di equipaggiamento, locale doccia, chiusa d'aria e locale incontaminato. All'uscita il lavoratore lascia la tuta monouso nel primo locale, si lava con il respiratore ancora indossato e solo dopo la doccia lo rimuove. Un'unità analoga, separata, serve per l'uscita dei rifiuti insaccati.
Il materiale viene bagnato a fondo con soluzioni imbibenti prima di essere raschiato. Durante i lavori si eseguono monitoraggi ambientali all'esterno del confinamento. Al termine, dopo pulizia e trattamento con incapsulante delle superfici, si procede alla certificazione di restituibilità degli ambienti: il decreto richiede, tra l'altro, che la concentrazione di fibre aerodisperse misurata in microscopia elettronica a scansione sia inferiore a 2 fibre per litro.