Misurare solo la temperatura dell'aria non basta per valutare lo stress termico, perché l'effetto sull'organismo dipende anche da umidità, irraggiamento, velocità dell'aria, impegno fisico e abbigliamento. Per questo si utilizzano indici che combinano più parametri.
L'indice WBGT, normato dalla UNI EN ISO 7243, combina la temperatura di bulbo umido a ventilazione naturale, la temperatura di globo, che rappresenta il calore radiante, e, all'aperto con sole, la temperatura dell'aria. Il valore ottenuto si confronta con valori di riferimento che decrescono all'aumentare del carico metabolico e che sono diversi per lavoratori acclimatati e non acclimatati. È uno strumento di screening: se il valore supera il riferimento, servono misure immediate o una valutazione più approfondita.
La UNI EN ISO 7933 descrive il modello PHS, cioè lo stress termico previsto, che stima l'aumento della temperatura interna e la perdita d'acqua per sudorazione e consente di calcolare la durata massima di esposizione accettabile. In cantiere serve più a impostare criteri che a misure quotidiane.
Nella pratica di un'impresa edile la soluzione più gestibile è combinare la valutazione documentata delle mansioni, per carico di lavoro e grado di esposizione al sole, con l'uso quotidiano delle previsioni di Worklimate o, in mancanza, dell'indice di calore che unisce temperatura e umidità relativa. Si definiscono soglie di allerta e, per ciascuna, le misure da attivare: è questa tabella di azioni, non il singolo numero, il cuore della valutazione.