Una residenza sanitaria assistenziale ospita persone anziane o con disabilità non autosufficienti, spesso con più patologie croniche, portatrici di cateteri, lesioni da pressione, stomie o sondini. Per chi vi lavora questo significa contatto fisico ravvicinato e ripetuto, molte volte al giorno, con sangue, urine, feci, saliva ed essudati. Accanto all'infermiere lavorano l'operatore socio-sanitario, il fisioterapista, l'educatore, l'addetto alle pulizie, il personale di cucina e di lavanderia, il manutentore e spesso imprese esterne in appalto.
Il modulo di specializzazione per la sanità residenziale previsto dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 parte da qui: in questo primo blocco si affrontano i due rischi che caratterizzano l'assistenza quotidiana, quello biologico e quello chimico. Movimentazione dei pazienti, aggressioni, radiazioni ed emergenze antincendio saranno oggetto dei blocchi successivi.
La specificità del settore è che il rischio non nasce da una lavorazione industriale controllabile, ma dalla persona assistita, che non si può né sostituire né segregare. Il RSPP non può applicare la logica dell'eliminazione alla fonte come farebbe con una sostanza in un reparto di verniciatura: deve costruire barriere organizzative, comportamentali e tecniche intorno a un'attività di cura che deve comunque essere svolta. Un errore comune è copiare il DVR di un ospedale per acuti: la RSA ha meno tecnologia, più personale con qualifica di base, turnover elevato e una popolazione di residenti stabile, che vive lì e condivide spazi comuni.