Il camice o sovracamice protegge la divisa e la cute dal contatto con liquidi biologici e da superfici contaminate. Nelle precauzioni standard si usa quando sono prevedibili schizzi o contatto esteso, come durante l'igiene di un residente allettato con diarrea; nelle precauzioni da contatto si usa sempre entrando nella stanza. Come DPI contro gli agenti infettivi, il riferimento è la UNI EN 14126, che misura la resistenza alla penetrazione di liquidi contaminati, aerosol e particelle solide. Un camice in tessuto non tessuto leggero non certificato protegge poco dai liquidi e va riservato agli usi in cui serve solo come barriera contro lo sporco.
La sequenza di vestizione tipica è: igiene delle mani, camice, mascherina o facciale filtrante, protezione degli occhi, guanti sopra i polsini del camice. La svestizione è il momento più critico, perché è lì che l'operatore si contamina. Una sequenza diffusa prevede: rimozione dei guanti, igiene delle mani, rimozione del camice arrotolandolo verso l'interno, protezione degli occhi presa dalle stanghette, rimozione della mascherina dagli elastici senza toccare la parte anteriore, igiene finale delle mani. Alcune procedure prevedono di togliere guanti e camice insieme: l'importante è che la struttura scelga una sequenza e la insegni a tutti.
La pandemia di COVID-19 ha mostrato che l'addestramento pratico con un collega che osserva, il cosiddetto buddy check, e i cartelli con le fasi illustrate accanto al punto di svestizione riducono gli errori in modo concreto.