Il Capo V del Titolo VIII disciplina anche le radiazioni ottiche incoerenti, cioè ultravioletto, luce visibile e infrarosso prodotti da sorgenti non laser. In sanità la sorgente più significativa sono le lampade a ultravioletto C usate per la disinfezione di aria e superfici, la cui diffusione è cresciuta molto negli ultimi anni anche nelle residenze per anziani. La radiazione UV-C è assorbita dagli strati superficiali: provoca eritema cutaneo e soprattutto fotocheratocongiuntivite, un'infiammazione dolorosa della cornea che compare alcune ore dopo l'esposizione.
Le apparecchiature germicide si dividono in due tipologie. Quelle schermate, che trattano l'aria all'interno di un involucro chiuso, non espongono le persone se integre. Quelle a irraggiamento diretto, che illuminano la stanza vuota, sono pericolose se qualcuno entra durante il ciclo. Per queste servono interblocchi sulle porte, sensori di presenza che spengono la lampada, comandi a tempo azionabili solo dall'esterno e una segnaletica chiara. L'addetto alle pulizie che entra per finire il lavoro mentre il ciclo è avviato è lo scenario tipico di infortunio.
Le altre sorgenti incoerenti presenti in sanità, come le lampade scialitiche delle sale operatorie, le lampade per fototerapia neonatale, le lampade a infrarossi per terapia fisica e le luci di polimerizzazione in odontoiatria, richiedono una valutazione basata sui dati del fabbricante e sul tempo di esposizione. Il Portale Agenti Fisici e le norme di prodotto aiutano a stabilire quando è necessario approfondire e quali protezioni oculari prescrivere.