B-SP4 Sanità residenziale · Blocco 3/3 (8–12 h) · Slide 23/50

Sicurezza laser: zona nominale di rischio, occhiali, fumi

Per i laser di classe 3B e 4 la buona pratica, richiamata dalle norme tecniche, prevede la designazione di un addetto alla sicurezza laser, persona competente che conosce le apparecchiature, collabora alla valutazione, redige le procedure e verifica che vengano applicate.

Il concetto operativo centrale è la zona nominale di rischio oculare, cioè lo spazio entro cui l'esposizione al fascio diretto o riflesso può superare l'esposizione massima permessa. Chi si trova al suo interno deve indossare protezioni oculari. Il locale laser va delimitato, con cartello di pericolo all'ingresso, segnale luminoso di laser in funzione, finestre schermate e superfici non riflettenti nelle vicinanze del fascio.

Gli occhiali di protezione devono essere specifici per la lunghezza d'onda del laser in uso e avere una densità ottica adeguata, indicata sulla montatura secondo la norma UNI EN 207. Un errore classico è usare in fisioterapia gli occhiali di un altro apparecchio, o dare al paziente gli stessi occhiali dell'operatore senza verificarne la marcatura.

In chirurgia i laser e gli elettrobisturi producono fumi chirurgici che contengono particolato fine, sostanze irritanti e potenzialmente frammenti biologici. Si controllano con aspiratori locali posizionati vicino al punto di lavoro, non con le sole mascherine chirurgiche. Infine, i laser di classe 4 possono innescare incendi di teli, garze e tubi endotracheali in presenza di ossigeno: la prevenzione richiede materiali idonei e un coordinamento stretto con l'anestesista.