Il primo elemento chiede di definire ruoli e responsabilità del personale addetto alla gestione dei pericoli di incidente rilevante a tutti i livelli dell'organizzazione, insieme alle misure adottate per sensibilizzare al miglioramento continuo. Vanno individuati i fabbisogni formativi, organizzata la formazione e garantito il coinvolgimento dei dipendenti e del personale delle imprese subappaltatrici che lavorano nello stabilimento.
In pratica servono un organigramma della sicurezza che indichi chi è responsabile di cosa in condizioni normali, anomale e di emergenza; mansionari per le posizioni critiche, come capoturno, operatore di sala controllo e responsabile manutenzione; criteri di qualificazione per ogni ruolo; un piano di formazione che distingua informazione, formazione e addestramento pratico sulle procedure operative e di emergenza.
La formazione Seveso si somma a quella prevista dall'articolo 37 del D.Lgs. 81/08 e dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, ma ha contenuti propri: scenari incidentali dello stabilimento, ruolo di ciascuno nel piano di emergenza interno, uso dei sistemi di blocco, lettura degli allarmi. Va registrata e verificata con prove pratiche, non solo con test scritti.
Un aspetto critico è il ricambio del personale. Il pensionamento di un capoturno esperto può portare via conoscenze non scritte sul comportamento degli impianti. Una buona organizzazione prevede affiancamenti documentati, schede di passaggio di consegne e la trascrizione nelle procedure delle prassi che si sono rivelate efficaci.