B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 2/4 (4–8 h) · Slide 7/50

Calorimetria: come si misurano i dati di reattività

I parametri termici non si stimano a tavolino: si misurano in laboratorio con strumenti specifici, e il RSPP deve saper leggere i risultati o almeno sapere quali prove chiedere. La calorimetria differenziale a scansione, DSC, lavora su pochi milligrammi di campione riscaldato a velocità costante: è un test di screening rapido che indica a che temperatura inizia una decomposizione esotermica e quanta energia libera. Una regola prudenziale diffusa considera la temperatura di inizio rilevata in DSC poco conservativa e applica un margine di sicurezza ampio, spesso dell'ordine di 50 o 100 gradi a seconda della prassi aziendale.

Il calorimetro di reazione, ad esempio del tipo RC1, riproduce in scala di laboratorio il processo reale, con dosaggi, agitazione e raffreddamento: misura la potenza termica nel tempo e permette di calcolare l'accumulo di reagente non convertito. Il calorimetro adiabatico, come l'ARC, accelerating rate calorimeter, porta il campione in condizioni in cui non scambia calore e registra temperatura e pressione durante l'autoriscaldamento, fornendo dati per TMRad e per la produzione di gas.

Un errore frequente nelle piccole e medie aziende chimiche è basarsi solo sulla letteratura o su prove fatte anni prima con materie prime diverse. Ogni cambio di fornitore, di grado di purezza, di solvente o di catalizzatore può modificare il comportamento termico, e va trattato come una modifica da valutare con nuove prove prima di passare alla produzione.