Le indagini sugli incidenti da reazione fuggitiva mostrano cause che si ripetono con regolarità. La prima famiglia riguarda il raffreddamento: interruzione dell'acqua di torre, guasto della pompa di circolazione, valvola del fluido refrigerante bloccata, camicia incrostata. Un caso studiato è quello di T2 Laboratories, a Jacksonville, nel dicembre 2007: durante la produzione di un additivo per benzine il sistema di raffreddamento non riuscì a contenere la reazione, il reattore esplose e morirono quattro persone.
La seconda famiglia riguarda le cariche: reagente sbagliato, quantità eccessiva, sequenza invertita, contaminazione da residui del lotto precedente o dai fluidi di lavaggio. Gli errori di carica diventano più probabili quando le etichette dei fusti si somigliano, quando le operazioni sono manuali e quando manca un controllo incrociato. La terza famiglia riguarda l'agitazione: un agitatore che si ferma e riparte può mettere in contatto improvvisamente strati di reagenti separati.
Altre cause sono il riscaldamento eccessivo per errore di regolazione del vapore, i tempi di permanenza prolungati a temperatura per una fermata imprevista, la decomposizione di intermedi instabili durante la distillazione dei residui, e il passaggio di scala senza nuove prove. Conoscere questa casistica serve al RSPP durante le analisi di rischio: le parole guida e le domande del gruppo di lavoro devono toccare sistematicamente raffreddamento, cariche, agitazione e tempi di permanenza, perché sono le aree in cui la storia industriale dice che gli incidenti nascono.