B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 2/4 (4–8 h) · Slide 10/50

Difese contro le reazioni fuggitive e sistemi di sfogo

La strategia di protezione segue la gerarchia generale delle misure. Prima si cerca di rendere il processo intrinsecamente più sicuro: ridurre l'inventario, passare da batch a semi-batch o a processi in continuo con piccoli volumi, scegliere un solvente il cui punto di ebollizione limiti la temperatura, diluire. Poi si aggiungono le difese di controllo e di emergenza: allarmi e interblocchi su temperatura e pressione, raffreddamento di emergenza indipendente, iniezione di un inibitore che blocca la reazione, quench con un liquido freddo che diluisce e raffredda la massa, svuotamento rapido in un serbatoio di emergenza, detto dump tank.

L'ultima barriera è il sistema di sfogo della pressione, con valvole di sicurezza o dischi di rottura, che deve evitare la rottura del recipiente. Il dimensionamento per una reazione fuggitiva è molto diverso da quello per un semplice sovrariscaldamento esterno: spesso il fluido che esce è una miscela bifase di liquido e gas, che richiede aree di sfogo molto maggiori. I metodi di calcolo di riferimento sono stati sviluppati dal consorzio DIERS dell'AIChE a partire dalla fine degli anni Settanta.

Lo sfogo non elimina il problema, lo sposta: il materiale scaricato deve finire in un sistema di raccolta, un abbattitore o una torcia, e non direttamente in atmosfera vicino a postazioni presidiate. A Texas City lo scarico finiva in un blowdown drum con sfiato libero. Verificare dove scaricano realmente le valvole di sicurezza è un controllo da inserire nei sopralluoghi.