L'analisi di pericolo e operabilità, HAZOP, è stata sviluppata negli anni Sessanta nell'industria chimica britannica, in particolare presso ICI, ed è oggi la tecnica di riferimento per l'analisi degli impianti di processo. La guida internazionale è la norma IEC 61882, recepita in Europa e in Italia come CEI EN. Il Modulo B ne ha dato i cenni generali; qui la si affronta nel dettaglio come la applica un sito chimico.
Il principio è semplice: si assume che l'impianto, se funziona secondo progetto, sia sicuro, e si cercano in modo sistematico tutte le deviazioni dall'intenzione di progetto. Per ogni deviazione il gruppo si chiede quali cause possano provocarla, quali conseguenze produca se nessuna protezione interviene, quali salvaguardie esistano già e se siano sufficienti. Il termine operabilità ricorda che lo studio individua anche problemi che non sono di sicurezza ma rendono difficile la conduzione, come mancanza di strumenti, valvole irraggiungibili o procedure impossibili da seguire.
La forza del metodo sta nella combinazione di tre elementi: un documento di base completo, tipicamente i P&ID; una griglia rigida di domande data dalle parole guida; un gruppo multidisciplinare che porta conoscenze diverse. La debolezza sta nella dipendenza dalla qualità di questi tre elementi. Un HAZOP condotto su disegni vecchi, con una squadra senza esperienza di campo o con un conduttore che accelera per finire in fretta, produce un verbale formalmente corretto ma con scenari importanti mancanti.