B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 3/4 (8–12 h) · Slide 13/50

Le energie pericolose presenti in un impianto chimico

Prima di isolare bisogna sapere cosa isolare. In un impianto chimico le energie pericolose sono molte più di quelle elettriche e meccaniche tipiche di un'officina. C'è l'energia di pressione dei fluidi, sia gas sia liquidi, che può proiettare parti e prodotto all'apertura di una flangia. C'è l'energia termica di vapore, olio diatermico, prodotti caldi o criogenici. C'è l'energia chimica intrinseca delle sostanze: infiammabilità, reattività, tossicità, corrosività. C'è l'energia potenziale di masse sollevate o di liquidi in colonne e serbatoi sopraelevati.

A queste si aggiungono l'energia elettrica di motori, resistenze di riscaldamento, tracciature elettriche, strumentazione; l'energia meccanica di agitatori, pompe, compressori, nastri; l'energia pneumatica e idraulica degli attuatori delle valvole, che possono muoversi improvvisamente se ricevono aria o un segnale; le radiazioni di misuratori di livello a sorgente radioattiva presenti su alcuni serbatoi e reattori.

La procedura di isolamento deve quindi partire da un inventario per apparecchiatura, che elenchi tutte le fonti in ingresso e in uscita: linee di processo, utilities come vapore, azoto, aria e acqua di raffreddamento, alimentazioni elettriche, segnali di comando. Molti siti preparano schede di isolamento standard per le apparecchiature ricorrenti, ad esempio ogni pompa del reparto, aggiornandole quando si modifica l'impianto. Questo lavoro preliminare evita di ricostruire tutto a memoria ogni volta.