Il campionamento personale si esegue fissando il dispositivo di prelievo nella zona respiratoria del lavoratore, cioè entro circa trenta centimetri da naso e bocca, normalmente sul bavero. Le tecniche principali sono tre.
Il campionamento attivo usa una pompa a batteria tarata a portata nota che aspira aria attraverso un supporto di cattura: fiale di carbone attivo per gli idrocarburi e i solventi, fiale di gel di silice per alcune ammine e per i composti polari, filtri a membrana per polveri e aerosol, fiale impregnate per aldeidi o isocianati. Al termine la fiala viene sigillata e inviata al laboratorio, che la analizza normalmente in gascromatografia. È fondamentale verificare la portata della pompa prima e dopo il prelievo e annotarla nel verbale.
Il campionamento passivo usa dosimetri a diffusione, senza pompa: più semplici e meno ingombranti, adatti a turni lunghi e ad aree con rischio di esplosione, dove una pompa deve essere certificata per l'uso in atmosfera esplosiva. La loro precisione dipende dalla velocità dell'aria e dal tempo di esposizione.
La terza famiglia è quella degli strumenti a lettura diretta, come i fotoionizzatori o i sensori elettrochimici con registrazione dei dati: non sostituiscono il campionamento di riferimento per il confronto con il VLEP, ma mostrano l'andamento nel tempo e individuano quali operazioni generano le punte. Nel verbale vanno sempre riportati numero di serie degli strumenti, portata, durata e catena di custodia dei campioni fino al laboratorio.