Un risultato biologico vale quanto la qualità del prelievo. Il primo elemento è il momento: molti indicatori vanno raccolti a fine turno, alcuni a fine turno di fine settimana lavorativa, perché il metabolita si accumula nei giorni; prelevare il lunedì mattina un indicatore da fine settimana produce valori bassi e privi di significato. Il secondo è la conservazione: contenitori puliti e adatti, refrigerazione, tempi di consegna al laboratorio, correzione per la creatinina urinaria per normalizzare la diluizione.
Il terzo elemento sono i fattori di confondimento. Il fumo di tabacco contiene benzene, toluene e monossido di carbonio e altera numerosi indicatori; alcune abitudini alimentari, farmaci e consumo di alcol modificano il metabolismo dei solventi. Per questo il medico raccoglie con il prelievo un breve questionario su abitudini e attività svolte nei giorni precedenti.
Il servizio di prevenzione può aiutare in modo concreto: comunicando al medico i turni effettivi, segnalando le giornate in cui si eseguono operazioni critiche come la pulizia di un serbatoio di prodotti aromatici e organizzando la logistica con il preposto. Un esempio di buona pratica è programmare il prelievo biologico nella stessa giornata del campionamento ambientale personale: il confronto tra dose in aria e dose interna permette di capire se i guanti funzionano o se esiste una via cutanea non controllata. Se la dose interna è alta mentre l'aria risulta pulita, l'indagine va spostata su guanti, indumenti, igiene delle mani e abitudini durante le pause, compreso il cibo consumato in area.