In raffineria l'idrogeno solforato è presente in molte unità. I greggi acidi lo contengono già disciolto; i processi di idrodesolforazione lo producono trasformando lo zolfo dei combustibili; le unità di lavaggio con ammine lo concentrano; gli impianti Claus lo convertono in zolfo elementare; gli stripper delle acque acide lo strappano dalle acque di processo. Ne contengono quantità rilevanti anche i gas di torcia, i fondi dei serbatoi di greggio, i serbatoi e le autobotti di zolfo liquido.
Fuori dalla raffineria lo si trova nelle reti fognarie industriali, nei depuratori, nelle vasche di equalizzazione, nei serbatoi di acque oleose, nei pozzetti dove ristagna materiale organico e nelle cisterne di trasporto di reflui. Le attività più esposte sono l'apertura di pozzetti e chiusini, il drenaggio dell'acqua dal fondo dei serbatoi di greggio, la pulizia di vasche, la misura manuale del livello e lo spurgo di linee di gas acido.
Un caso da ricordare in formazione è la presenza di solfuri di ferro piroforici nei depositi interni di apparecchiature che hanno lavorato con prodotti solforati: all'apertura e a contatto con l'aria possono riscaldarsi fino a incendiare i vapori residui. Il tema si collega alla bonifica delle apparecchiature trattata nel blocco sulla manutenzione. In valutazione dei rischi conviene produrre una mappa delle aree a potenziale presenza di idrogeno solforato, con le relative concentrazioni attese, da allegare al DVR e da consegnare alle imprese appaltatrici insieme alle informazioni dell'articolo 26.