Per lavori lunghi in atmosfere non respirabili, come pulizie di serbatoi o interventi prolungati su apparecchiature non bonificabili, l'autorespiratore ha un'autonomia insufficiente e si ricorre agli apparecchi alimentati da linea d'aria compressa. Le norme di riferimento sono la EN 14593 per gli apparecchi con erogatore a domanda e la EN 14594 per quelli a flusso continuo. L'aria arriva da compressori dedicati o da pacchi bombole tramite tubi di lunghezza limitata, e l'utilizzatore porta con sé una piccola bombola di emergenza che gli consente di uscire se l'alimentazione si interrompe.
L'aria deve essere respirabile secondo la EN 12021, che fissa limiti per ossigeno, anidride carbonica, monossido di carbonio, olio e acqua. Il punto di aspirazione del compressore va posizionato lontano da scarichi di motori e sfiati di processo, e il sistema va controllato periodicamente con analisi documentate. Un caso noto di rischio è il compressore collocato sottovento rispetto a un camion con il motore acceso.
I dispositivi di fuga servono a lasciare l'area in caso di allarme e non a lavorare. Possono essere cappucci filtranti, autorespiratori di fuga con cappuccio e piccola bombola o apparecchi a circuito chiuso con produzione chimica di ossigeno, con autonomie generalmente comprese tra cinque e quindici minuti. Nelle aree a rischio di idrogeno solforato è prassi diffusa che ogni persona li porti alla cintura o li trovi in armadietti segnalati lungo le vie di fuga, e che ne abbia provato l'indossamento in esercitazione.