Un rilascio è la fuoriuscita incontrollata di una sostanza dal suo contenimento. Prima di decidere come intervenire bisogna classificarlo, anche in pochi secondi. Gli elementi da considerare sono lo stato fisico della sostanza, che può essere gas, liquido, liquido che evapora rapidamente o miscela bifase da un recipiente in pressione; la pericolosità, cioè se è tossica, infiammabile, corrosiva o reattiva; la quantità, stimata sulla base del contenitore o della linea coinvolta; la possibilità di interrompere la fuoriuscita a distanza, per esempio chiudendo valvole di blocco dalla sala controllo.
Dalla combinazione di questi elementi derivano tre livelli di risposta tipici. Un piccolo sversamento di liquido non volatile, come pochi litri di olio lubrificante, può essere gestito dal personale dell'area con kit e DPI ordinari. Un rilascio di dimensioni medie o di sostanza pericolosa richiede l'intervento della squadra di emergenza aziendale attrezzata. Un rilascio esteso, con nube tossica o rischio di incendio, attiva il piano di emergenza interno e gli enti esterni, secondo quanto trattato nel blocco sul rischio di incidente rilevante.
Le procedure devono dare a ogni lavoratore criteri semplici per riconoscere il livello e sapere cosa fare, evitando due errori opposti: sottovalutare il rilascio e intervenire da soli senza protezione, oppure attivare l'evacuazione generale per eventi minori, con il rischio di abituare il personale a falsi allarmi.