Una caratteristica storica del lavoro nella pesca è la retribuzione alla parte: il ricavato della vendita del pescato, dedotte alcune spese comuni come carburante, ghiaccio e vitto, viene ripartito tra armatore ed equipaggio secondo quote prestabilite, spesso differenziate per ruolo. Il contratto di arruolamento e la contrattazione collettiva del settore possono prevedere un minimo garantito, ma il guadagno effettivo resta legato al risultato della bordata. La Convenzione ILO 188 riconosce espressamente questa modalità di remunerazione.
Dal punto di vista della sicurezza il sistema crea incentivi che il valutatore deve riconoscere. Se il guadagno dipende dal pescato, tutti a bordo hanno interesse a uscire anche con condizioni meteo al limite, ad allungare le cale, a ridurre le pause e a velocizzare le operazioni. Le spese per manutenzione o dispositivi possono essere vissute come sottrazioni alla parte comune. Chi propone di rientrare prima rischia di apparire poco collaborativo.
Queste dinamiche non si risolvono con le prescrizioni, ma possono essere governate. Il RSPP può suggerire all'armatore di stabilire regole oggettive di uscita e rientro, condivise in anticipo e non rinegoziate in mare; di imputare i costi della sicurezza alla gestione armatoriale, sottraendoli alla contrattazione quotidiana; di valorizzare pubblicamente le decisioni prudenti del comandante. Nel documento di valutazione è corretto citare questo fattore organizzativo tra le cause che possono amplificare la fatica e l'esposizione al rischio.