Nei secondi immediatamente successivi alla caduta si decide gran parte dell'esito, perché una persona in acqua con mare mosso scompare alla vista già a poche decine di metri. La sequenza da allenare è breve e va eseguita in parallelo da più persone.
Chi vede la caduta grida «Uomo a mare» indicando il lato, dritta o sinistra, e da quel momento non distoglie più lo sguardo dalla persona, tenendo il braccio puntato verso di lei: è l'osservatore, e il suo compito è uno solo. Contemporaneamente si lancia in acqua il salvagente anulare con luce e boetta fumogena il più vicino possibile al naufrago, sia per dargli galleggiamento sia per marcare il punto. In plancia si preme subito il tasto MOB del plotter o del GPS, che memorizza la posizione e la distanza, e si dispone la manovra di ritorno.
Se l'attrezzo è in acqua va valutato rapidamente se fermarlo, perché la persona potrebbe essere impigliata nella rete o nella lenza: in quel caso salpare con il verricello potrebbe trascinarla sotto. Va fermata l'elica in prossimità del naufrago. Subito dopo si lancia l'allarme radio con MAYDAY o con DSC, anche se si pensa di riuscire a recuperarlo da soli: le unità vicine possono contribuire e, se il recupero riesce, l'allarme si annulla. Un errore frequente è perdere tempo per tentare il recupero senza aver avvisato nessuno, finché la persona non si vede più.
Di notte la situazione si aggrava: per questo è utile disporre di un faro di ricerca orientabile in plancia e allenare l'equipaggio a usarlo restando sul punto memorizzato dal plotter, anziché vagare a vista.