Un'impresa di pavimentazioni stradali con sessanta dipendenti stende conglomerato bituminoso su una provinciale in pieno luglio. La temperatura dell'aria supera i trentacinque gradi, il materiale arriva oltre i cento cinquanta gradi e le squadre lavorano dalle otto alle diciassette con una sola pausa. Un operaio della finitrice accusa capogiri e nausea nel primo pomeriggio.
Il microclima severo caldo è un agente fisico rientrante nel Titolo VIII, e l'articolo 181 obbliga a valutarlo come tutti gli altri rischi. Le indicazioni dell'INAIL e i protocolli regionali sul caldo suggeriscono di monitorare indici come il WBGT e di adottare misure organizzative. Va considerato inoltre il contributo del bitume caldo, che aggiunge calore radiante e fumi. Il malore descritto può essere l'inizio di un colpo di calore, che richiede un intervento immediato.
L'ASPP prepara un piano caldo: inizio anticipato all'alba, sospensione delle lavorazioni più pesanti nelle ore centrali, rotazione tra finitrice e rullo, pause all'ombra con acqua fresca e sali minerali. Il datore di lavoro fornisce indumenti traspiranti e copricapo, e organizza un mezzo climatizzato per le pause. I preposti consultano ogni giorno le previsioni e sono formati a riconoscere i sintomi da calore e ad attivare il soccorso. Per i nuovi assunti si prevede un periodo di acclimatazione.
Chi dovrebbe avere l'ultima parola sulla sospensione del lavoro quando il cantiere è in ritardo?