Una piccola impresa di pavimentazioni esterne posa lastre in pietra e masselli autobloccanti nei giardini privati. Per velocità i tagli vengono fatti a secco con flessibile, generando nuvole di polvere chiara che si depositano sui vestiti e restano sospese attorno al banco. Nessuno usa maschere, perché si lavora all'aperto e si pensa che il vento disperda tutto.
Dal 2020 i lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione sono inseriti nell'allegato XLII del D.Lgs. 81/08, e quindi soggetti al Capo II del Titolo IX sugli agenti cancerogeni. Questo significa obbligo di sostituzione o riduzione al minimo dell'esposizione, misure tecniche alla fonte, registro degli esposti ove ricorrano i presupposti e sorveglianza sanitaria. Lavorare all'aperto non esclude l'esposizione, soprattutto per chi sta vicino all'utensile.
Il consulente della ditta propone di passare al taglio ad umido, con utensili dotati di alimentazione d'acqua, oppure a flessibili con cuffia di aspirazione collegata a un aspiratore di classe adeguata. Il titolare acquista le attrezzature e fornisce facciali filtranti FFP3 per le operazioni residue, con prova di tenuta e formazione sull'uso. Si stabilisce di non spazzare a secco e di separare gli abiti da lavoro da quelli personali. Il medico competente valuta il protocollo di controllo per l'apparato respiratorio.
Come si cambia un'abitudine radicata come il taglio a secco quando il cliente guarda solo i tempi?