Una residenza sanitaria assistenziale con ottanta ospiti, in gran parte non autosufficienti, impiega quaranta operatori socio sanitari su tre turni. La struttura possiede due sollevatori elettrici, ma quasi sempre restano nel corridoio perché "si fa prima a mano". Negli ultimi mesi tre operatrici sono state assenti per lombalgia acuta dopo aver spostato ospiti dal letto alla carrozzina.
La movimentazione manuale dei pazienti rientra nel Titolo VI del D.Lgs. 81/08, che all'art. 168 chiede prima di tutto di evitare la movimentazione manuale con mezzi appropriati e, se non è possibile, di ridurne il rischio. Il metodo MAPO e il rapporto tecnico ISO/TR 12296 sono riferimenti diffusi per stimare il rischio in base al rapporto tra ospiti non collaboranti e operatori, alla disponibilità di ausili e alla formazione. Due sollevatori per ottanta ospiti e ambienti con spazi ridotti rendono la dotazione insufficiente.
L'RSPP applica il metodo con la coordinatrice infermieristica, conta gli ospiti totalmente e parzialmente non collaboranti e calcola il fabbisogno di sollevatori, teli ad alto scorrimento e cinture. Il datore di lavoro approva l'acquisto e la riorganizzazione delle stanze per lasciare spazio di manovra. Viene organizzato un addestramento pratico in reparto, non in aula, e la coordinatrice, come preposta, controlla che nei piani di assistenza sia indicato per ogni ospite l'ausilio da utilizzare.
Se gli ausili ci sono ma non vengono usati, dove cerchereste per prime le cause organizzative del problema?