Uno stabilimento che produce sanitari in ceramica, con centodieci dipendenti, prepara impasti e smalti a partire da argille, sabbie e feldspati. Nel reparto rifinitura gli operatori levigano i pezzi crudi con spugne e carta abrasiva, le scope sollevano polvere a ogni pulizia di fine turno. Il DVR classifica il rischio come chimico irrilevante, in base a misure datate.
Con il decreto legislativo 44 del 2020, che ha recepito la direttiva europea 2017/2398, i lavori che comportano esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione sono stati inseriti nell'allegato XLII, e quindi trattati come esposizione a cancerogeni secondo il capo II del Titolo IX. L'allegato XLIII indica un valore limite di 0,1 milligrammi per metro cubo. Ne derivano l'obbligo di ridurre l'esposizione al livello più basso tecnicamente possibile, il registro degli esposti dell'articolo 243 e la sorveglianza sanitaria.
L'ASPP propone con il RSPP una nuova campagna di campionamento personale, mirata alle mansioni di rifinitura, impasto e smaltatura. In attesa dei risultati vieta l'uso di scope e aria compressa, introduce aspiratori con filtri ad alta efficienza e la bagnatura delle superfici. Valuta con i fornitori la possibilità di lavorare a umido e di aspirare alla fonte sui banchi. I capireparto vigilano sull'uso dei facciali filtranti, e il datore di lavoro aggiorna il DVR e attiva la sorveglianza con il medico competente.
Perché la pulizia a secco di fine turno può essere, in un reparto come questo, il momento di massima esposizione della giornata?