Aggiornamento – Schede pratiche · 17/40

Rischio biologico in un impianto di depurazione delle acque

Un impianto di depurazione delle acque reflue urbane, gestito da una società di servizi con venticinque addetti, prevede la pulizia delle griglie, la manutenzione delle pompe sommerse e il prelievo di campioni dalle vasche di ossidazione. Gli operatori mangiano in sala controllo con gli indumenti da lavoro, e un manutentore viene ricoverato per una leptospirosi.

Il Titolo X disciplina l'esposizione ad agenti biologici anche quando, come nei depuratori, essa non deriva da un uso deliberato ma è potenziale. L'articolo 271 chiede di valutare il rischio tenendo conto della classificazione degli agenti dell'articolo 268, l'articolo 272 indica le misure tecniche, organizzative e procedurali, e l'articolo 273 quelle igieniche, come spogliatoi separati, servizi con docce e il divieto di mangiare e bere nelle aree di lavoro. La sorveglianza sanitaria e le eventuali vaccinazioni vanno decise con il medico competente.

L'ASPP rivede la valutazione per ogni attività, identificando aerosol, contatto con fanghi e possibili ferite come vie di esposizione. Propone di separare la sala controllo dalla zona sporca con un locale filtro, introduce una procedura di pulizia e cambio degli indumenti, fornisce guanti resistenti al taglio e visiere per le operazioni che producono schizzi. Il capo impianto, come preposto, vigila sul rispetto delle regole igieniche, e il medico competente valuta le vaccinazioni opportune.

Quale abitudine quotidiana degli operatori ritenete più difficile da cambiare, e come cercereste di modificarla senza imporla soltanto?