Aggiornamento – Schede pratiche · 27/40

Celle frigorifere in un'azienda di lavorazione delle carni

In un'azienda di sezionamento e confezionamento delle carni con sessantacinque dipendenti, gli operatori lavorano in ambienti a pochi gradi sopra lo zero e alcuni addetti al magazzino entrano più volte al giorno in celle a venti gradi sotto zero. Gli indumenti protettivi sono scarsi e non sempre asciutti, e un addetto rimane chiuso per alcuni minuti in una cella perché la maniglia interna di sblocco era bloccata dal ghiaccio.

Il microclima rientra tra gli agenti fisici del Titolo VIII e va valutato secondo l'articolo 28. L'allegato IV richiede che le temperature dei luoghi di lavoro siano adeguate all'organismo umano, tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici, e che, quando non è possibile, si adottino misure tecniche e indumenti adatti. Le celle frigorifere devono avere dispositivi di apertura dall'interno sempre efficienti e un sistema di allarme.

L'ASPP inserisce nella lista di controllo quotidiana la verifica del sistema di apertura interna e dell'allarme di ogni cella, e propone una resistenza antighiaccio sulla maniglia. Definisce i tempi massimi di permanenza nelle celle più fredde, con pause in un locale caldo, e chiede al datore di lavoro una dotazione di indumenti termici sufficiente per avere sempre ricambi asciutti. Il medico competente valuta i lavoratori con patologie che peggiorano con il freddo, e il capo magazzino, come preposto, controlla che nessuno entri senza avvisare un collega.

Quali segnali permetterebbero a un collega di accorgersi che qualcuno è rimasto chiuso in una cella, se l'allarme non funzionasse?