Aggiornamento – Schede pratiche · 29/40

Segnaletica di sicurezza in un nuovo capannone logistico

Un operatore logistico sta per aprire un nuovo capannone di dodicimila metri quadrati, con centoventi addetti previsti, scaffalature alte, aree di ricarica dei carrelli, una zona per le merci pericolose e uscite di emergenza su tre lati. L'impresa che ha costruito il capannone ha montato una segnaletica minima, e al direttore sembra sufficiente. L'ASPP chiede di verificarla prima dell'apertura.

Il Titolo V stabilisce che il datore di lavoro deve ricorrere alla segnaletica di sicurezza quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure tecniche o organizzative, secondo l'articolo 163. Gli allegati dal XXIV al XXXII definiscono forme, colori e caratteristiche dei cartelli, della segnalazione di ostacoli e vie di circolazione, dei segnali luminosi e acustici. La segnaletica non sostituisce le misure di prevenzione e va accompagnata dalla formazione dei lavoratori sul suo significato, come richiede l'articolo 164.

L'ASPP percorre il capannone con la pianta delle vie d'esodo e annota dove un cartello manca, è nascosto dalle scaffalature o non si vede al buio. Propone la segnaletica di divieto e avvertimento nelle aree di ricarica e delle merci pericolose, la segnalazione a terra delle corsie e degli attraversamenti, e cartelli fotoluminescenti per le uscite. Verifica la coerenza tra cartelli e planimetrie di emergenza. Il responsabile di magazzino, come preposto, controlla che i cartelli non vengano coperti dalle merci.

Quale cartello ritenete più spesso ignorato nei luoghi di lavoro, e perché secondo voi perde la sua efficacia?