Un operatore logistico sta per aprire un nuovo capannone di dodicimila metri quadrati, con centoventi addetti previsti, scaffalature alte, aree di ricarica dei carrelli, una zona per le merci pericolose e uscite di emergenza su tre lati. L'impresa che ha costruito il capannone ha montato una segnaletica minima, e al direttore sembra sufficiente. L'ASPP chiede di verificarla prima dell'apertura.
Il Titolo V stabilisce che il datore di lavoro deve ricorrere alla segnaletica di sicurezza quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure tecniche o organizzative, secondo l'articolo 163. Gli allegati dal XXIV al XXXII definiscono forme, colori e caratteristiche dei cartelli, della segnalazione di ostacoli e vie di circolazione, dei segnali luminosi e acustici. La segnaletica non sostituisce le misure di prevenzione e va accompagnata dalla formazione dei lavoratori sul suo significato, come richiede l'articolo 164.
L'ASPP percorre il capannone con la pianta delle vie d'esodo e annota dove un cartello manca, è nascosto dalle scaffalature o non si vede al buio. Propone la segnaletica di divieto e avvertimento nelle aree di ricarica e delle merci pericolose, la segnalazione a terra delle corsie e degli attraversamenti, e cartelli fotoluminescenti per le uscite. Verifica la coerenza tra cartelli e planimetrie di emergenza. Il responsabile di magazzino, come preposto, controlla che i cartelli non vengano coperti dalle merci.
Quale cartello ritenete più spesso ignorato nei luoghi di lavoro, e perché secondo voi perde la sua efficacia?