Una linea di montaggio di piccoli elettrodomestici, con novanta operatrici e operatori distribuiti su postazioni in sequenza, lavora con cicli di circa trenta secondi: avvitature, inserimento di componenti, collegamento di cablaggi. Negli ultimi anni sono aumentate le diagnosi di sindrome del tunnel carpale e di tendiniti, e due lavoratrici hanno presentato denuncia di malattia professionale.
I movimenti ripetitivi degli arti superiori sono un rischio da valutare secondo l'articolo 28, e l'allegato XXXIII richiama la norma ISO 11228-3, che propone metodi come la lista di controllo OCRA per stimare il livello di rischio in base a frequenza delle azioni, forza, posture, recuperi e fattori complementari. L'articolo 15 indica tra le misure generali il rispetto dei principi ergonomici e la riduzione degli effetti del lavoro monotono e ripetitivo. Le denunce di malattia professionale impongono di rivedere la valutazione.
L'ASPP videoregistra con il consenso dei lavoratori i cicli delle postazioni più critiche e calcola gli indici. Propone avvitatori con reazione di coppia assorbita, piani regolabili in altezza, la redistribuzione delle operazioni più gravose tra più postazioni e una rotazione su compiti con richieste diverse. Il medico competente segue i casi già segnalati, e il capolinea, come preposto, organizza la rotazione, mentre la direzione valuta con l'ufficio tecnico la revisione dei tempi di ciclo.
La rotazione delle postazioni riduce davvero il rischio, oppure distribuisce lo stesso sovraccarico su un numero maggiore di persone?