Un'azienda agricola che coltiva ortaggi in pianura impiega a luglio oltre settanta stagionali per la raccolta, molti di provenienza estera. Nelle ore centrali la temperatura percepita supera i livelli di allerta comunicati dai servizi meteorologici regionali, e un lavoratore accusa un malore con confusione e crampi. L'acqua è disponibile solo al punto di carico, a diverse centinaia di metri dai filari.
Il D.Lgs. 81/08 non fissa un valore limite per il caldo all'aperto, ma gli articoli 15 e 28 impongono di valutare tutti i rischi, inclusi quelli microclimatici e legati alle condizioni ambientali. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno adottato ordinanze che limitano il lavoro agricolo nelle ore più calde durante i giorni di allerta, e le linee di indirizzo nazionali suggeriscono misure organizzative specifiche. Vanno considerate anche età, condizioni di salute e acclimatamento dei singoli lavoratori.
L'RSPP integra il documento di valutazione con un piano caldo che prevede consultazione quotidiana degli indici di rischio, anticipo dell'orario d'inizio, pause all'ombra a intervalli prefissati e acqua fresca vicino ai filari. Il datore di lavoro acquista gazebo mobili e cappelli a tesa larga. I capisquadra, preposti a tutti gli effetti, controllano i segnali di sofferenza termica e sanno attivare il soccorso, mentre la formazione viene svolta con materiali comprensibili anche a chi non parla bene italiano.
Discutiamo insieme: come si concilia la pianificazione della raccolta, legata alla maturazione del prodotto, con la sospensione del lavoro nelle ore più calde?