Un'impresa edile con quaranta dipendenti impiega lavoratori di sei nazionalità diverse, alcuni con scarsa conoscenza dell'italiano. La formazione generale e specifica è stata svolta con slide in italiano e test a risposta multipla, superati da tutti con punteggi alti, ma in cantiere molti non sanno spiegare il significato della segnaletica o il contenuto del POS.
L'articolo 37, comma 13, del D.Lgs. 81/08 stabilisce che il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile e consentire di acquisire le conoscenze necessarie; quando riguarda lavoratori immigrati, la formazione avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare. L'Accordo Stato-Regioni del 2025 insiste sulla verifica dell'efficacia, che non si esaurisce in un test superato. Un attestato rilasciato senza reale apprendimento non adempie all'obbligo.
L'RSPP riprogetta il percorso con un test d'ingresso sulla lingua, materiali visivi, simboli e brevi video, coinvolgendo ove possibile mediatori linguistici o colleghi bilingui. Il datore di lavoro investe in ore di affiancamento pratico in cantiere e in segnaletica con pittogrammi chiari. I capisquadra, preposti, verificano la comprensione con domande dirette sul posto, facendo mostrare le operazioni e non solo descriverle, e segnalano chi necessita di un supporto aggiuntivo.
Ragioniamo su questo: quali prove pratiche potrebbero sostituire un test scritto per verificare che un lavoratore abbia davvero compreso una procedura di sicurezza?