Un centro di smistamento di un corriere espresso, con duecento operatori, decide di sperimentare esoscheletri passivi per la schiena e per le spalle nelle postazioni di carico dei furgoni. Il fornitore li presenta come soluzione al rischio da movimentazione manuale e propone di ridurre di conseguenza le pause. Alcuni operatori lamentano fastidi ai fianchi e difficoltà a muoversi negli spazi stretti dei veicoli.
Gli esoscheletri sono tecnologie ancora in evoluzione e non sostituiscono la gerarchia delle misure dell'articolo 15 del D.Lgs. 81/08 né gli interventi richiesti dal Titolo VI, come la riduzione dei pesi, la meccanizzazione e l'organizzazione dei ritmi. Il loro inquadramento normativo va verificato caso per caso con il fabbricante, e la loro introduzione è una modifica che richiede la valutazione dei nuovi rischi, come pressioni localizzate, alterazione dell'equilibrio e impedimenti nei movimenti. Ridurre le pause sulla base di un dispositivo non validato è scorretto.
L'RSPP propone una sperimentazione strutturata su un gruppo volontario, con il medico competente e l'RLS, raccogliendo dati sulla fatica percepita e sui disturbi prima e dopo. Il datore di lavoro mantiene invariati pause e organizzazione durante la prova e investe in parallelo su rulliere e piani di carico regolabili. I capiturno annotano le difficoltà d'uso e permettono di togliere il dispositivo in ogni momento.
La parola alla classe: quali criteri usereste per decidere se l'esoscheletro va adottato, modificato o abbandonato?