Una catena di saloni di acconciatura con sei negozi e trenta collaboratrici registra numerosi casi di dermatite alle mani, soprattutto tra le apprendiste addette agli shampoo e all'applicazione delle tinte. I guanti monouso in vinile vengono tolti perché si rompono, e molte lavorano a mani nude per sentire meglio i capelli. Il titolare pensa che sia un fastidio inevitabile del mestiere.
Tinture, decoloranti e prodotti per la permanente contengono sostanze irritanti e sensibilizzanti, e il lavoro prolungato in ambiente umido danneggia la barriera cutanea. Il Titolo IX del D.Lgs. 81/08 impone la valutazione del rischio chimico e la sorveglianza sanitaria quando il rischio non è irrilevante, e gli articoli 76 e 77 richiedono dispositivi di protezione adatti alla sostanza e all'attività. La dermatite allergica, una volta insorta, può costringere a lasciare il mestiere.
L'RSPP propone guanti in nitrile di spessore adeguato e taglie corrette per tinture e lavaggi, con cambi frequenti, e l'organizzazione dei turni per alternare le attività bagnate a quelle asciutte. Il datore di lavoro attiva la sorveglianza sanitaria con un medico competente e introduce creme protettive e emollienti a fine giornata. Si scelgono prodotti meno sensibilizzanti quando disponibili e si miscelano le tinte in un'area ventilata. La responsabile di ogni salone controlla l'uso dei guanti.
Mettiamo in discussione: come si cambia un'abitudine professionale che le persone considerano parte della propria abilità?