Una casa di cura privata con centoventi posti letto registra frequenti scivolamenti del personale nei corridoi durante la pulizia e la distribuzione dei pasti. Infermieri, addetti alle pulizie dipendenti di una cooperativa esterna e cuochi si accusano a vicenda. Ogni gruppo considera il problema responsabilità di qualcun altro.
Le cadute in piano rientrano nei rischi che il datore di lavoro deve valutare ai sensi dell'articolo 28, considerando anche le interferenze con l'impresa di pulizie secondo l'articolo 26. L'allegato IV chiede pavimenti privi di protuberanze e cavità e non sdrucciolevoli. La frammentazione tra reparti e ditte però impedisce di vedere il fenomeno nel suo insieme: nessuno ha il quadro completo degli orari e dei prodotti utilizzati.
L'RSPP propone un gruppo di lavoro con un rappresentante per ciascuna categoria, compreso il referente della cooperativa e l'RLS. In tre incontri mappano i punti critici, scoprono che il lavaggio coincide con il carrello dei pasti e concordano nuovi orari, segnaletica mobile e calzature con suola adeguata. I coordinatori infermieristici, come preposti, verificano il rispetto delle nuove regole e riportano i risultati al gruppo dopo un mese. Il datore di lavoro committente aggiorna il DUVRI con le nuove regole sugli orari concordati.
Vi propongo questa riflessione: quali condizioni rendono un gruppo eterogeneo capace di lavorare insieme invece di trasformarsi in un tavolo di reciproche accuse?