Una compagnia assicurativa con seicento impiegati ha introdotto il lavoro agile per due o tre giorni alla settimana. Dopo un anno, il medico competente raccoglie lamentele per dolori cervicali e affaticamento visivo, e diversi dipendenti raccontano di lavorare dal tavolo della cucina o dal divano, rispondendo a messaggi fino a tarda sera.
La legge 81 del 2017 disciplina il lavoro agile e, all'articolo 22, prevede che il datore di lavoro garantisca la salute e sicurezza del lavoratore e consegni almeno annualmente un'informativa scritta sui rischi generali e specifici. Anche chi lavora da casa ha un ruolo attivo, perché deve collaborare applicando le indicazioni ricevute. L'accordo individuale deve inoltre definire i tempi di riposo e le misure per assicurare la disconnessione. Il datore di lavoro non controlla l'abitazione, ma deve fornire informazioni e strumenti adeguati.
L'RSPP aggiorna l'informativa con indicazioni pratiche e illustrate: come scegliere il punto di lavoro, come regolare sedia e schermo, quando fare le pause, come gestire la sicurezza elettrica domestica. Propone un breve questionario di autovalutazione della postazione e la possibilità di chiedere in comodato monitor, tastiera e supporto per il portatile. Il datore di lavoro inserisce nelle regole aziendali fasce di disconnessione, e i responsabili di ufficio vengono invitati a non inviare richieste fuori orario.
Facciamo il punto: fino a dove può arrivare la responsabilità del datore di lavoro quando il lavoro si svolge in un luogo che non controlla?