Un'azienda farmaceutica con quattrocento dipendenti, già certificata secondo la ISO 45001, adotta un modello di organizzazione e gestione ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e nomina un organismo di vigilanza. Dopo un anno l'organismo lamenta di ricevere dalla funzione sicurezza solo le copie dei certificati e nessun flusso informativo strutturato.
Il D.Lgs. 231/2001, all'articolo 25-septies, prevede la responsabilità dell'ente per omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme di sicurezza. L'articolo 30 del D.Lgs. 81/08 descrive i requisiti del modello idoneo ad avere efficacia esimente, tra cui un sistema disciplinare e un sistema di controllo sull'attuazione e sul mantenimento nel tempo delle misure. La certificazione è un elemento utile, ma l'organismo deve poter vigilare sull'effettivo funzionamento, non solo sull'esistenza dei documenti.
L'RSPP concorda con l'organismo un flusso periodico: infortuni e mancati incidenti con relativa analisi, esiti degli audit interni, stato delle azioni correttive, ispezioni degli enti, variazioni organizzative rilevanti, procedimenti disciplinari collegati alla sicurezza. Prevede segnalazioni immediate per eventi gravi. Partecipa due volte l'anno a una riunione con l'organismo per illustrare le criticità. Il datore di lavoro formalizza il flusso nel modello, e i responsabili dei reparti di produzione garantiscono la completezza dei dati trasmessi.
Domanda aperta: quali informazioni dovrebbe ricevere un organismo di vigilanza per capire se il modello funziona davvero nei reparti?