Una software house di cinquanta sviluppatori lavora in parte in sede e in parte da remoto. Molti programmatori trascorrono oltre otto ore al giorno davanti a due monitor, spesso saltando le pause, e da casa usano il portatile appoggiato sul tavolo della cucina. Aumentano le segnalazioni di cervicalgia e di affaticamento visivo.
Il Titolo VII del D.Lgs. 81/08 tutela chi utilizza attrezzature munite di videoterminali in modo sistematico o abituale per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni. L'articolo 175 prevede una pausa o un cambiamento di attività di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa. L'articolo 176 dispone la sorveglianza sanitaria, con periodicità biennale per chi ha prescrizioni o ha compiuto cinquant'anni e quinquennale negli altri casi. Per il lavoro agile, la legge 81 del 2017 chiede al datore di consegnare un'informativa scritta sui rischi generali e specifici.
L'RSPP aggiorna la valutazione delle postazioni in sede, verificando altezza dei piani, sedute, illuminazione e riflessi. Per il lavoro da remoto prepara un'informativa con indicazioni pratiche e una breve lista di autoverifica della postazione domestica. Il datore di lavoro fornisce supporti per il portatile, tastiera e mouse separati; il medico competente pianifica le visite. I team leader ricordano le pause durante le sessioni di lavoro più lunghe.
Fino a che punto può spingersi il datore di lavoro nel controllare le condizioni della postazione domestica di un lavoratore agile?