Una falegnameria che produce serramenti, con ventotto addetti, ha da anni un impianto di aspirazione centralizzato, ma le macchine più recenti sono state collegate con tubazioni flessibili improvvisate e la pulizia dei banchi avviene con aria compressa. A fine turno la polvere è visibile ovunque. Il titolare propone di distribuire più mascherine e di chiudere la questione.
Le misure generali di tutela dell'art. 15 del D.Lgs. 81/08 indicano un ordine preciso: eliminare i rischi o, dove non possibile, ridurli al minimo, combattendoli alla fonte e sostituendo ciò che è pericoloso con ciò che non lo è o lo è meno. I lavori che espongono a polveri di legno duro rientrano, tramite l'Allegato XLII, nel Capo II del Titolo IX sugli agenti cancerogeni, con l'obbligo di ridurre l'esposizione al livello più basso tecnicamente possibile. Distribuire maschere senza agire sulla sorgente rovescia la logica della prevenzione.
Il RSPP fa verificare il dimensionamento dell'impianto da un tecnico, propone di sostituire i collegamenti improvvisati con bocchette adeguate e di vietare l'aria compressa per la pulizia, sostituendola con aspiratori industriali. Il datore di lavoro inserisce gli interventi nel programma con scadenze precise; il capo reparto controlla che le serrande di aspirazione siano aperte su ogni macchina in funzione. I respiratori restano solo come misura residua.
Pensiamoci un momento: perché la soluzione delle mascherine risulta così attraente per molti datori di lavoro, e come si argomenta contro?