Una cantina vinicola con trenta dipendenti deve far pulire, a fine vendemmia, le vasche di fermentazione in acciaio. Il responsabile di produzione propone di mandare dentro due operai stagionali con una mascherina e una torcia, come si è sempre fatto, mentre un terzo resta fuori a controllare. Nessuno ha misurato l'atmosfera interna, dove l'anidride carbonica residua della fermentazione può ristagnare sul fondo.
La vasca è un ambiente sospetto di inquinamento ai sensi degli articoli 66 e 121 del D.Lgs. 81/08 e dell'allegato IV, punto 3. Si applica quindi il DPR 177/2011: personale informato, formato e addestrato specificamente, procedure scritte di lavoro e di soccorso, DPI e attrezzature idonee, compresi rilevatori di gas e dispositivi di recupero. Se il lavoro venisse affidato a un'impresa esterna servirebbero anche la qualificazione prevista dal decreto, con almeno il trenta per cento di personale con esperienza triennale, e la nomina di un rappresentante del committente che vigili sulle operazioni.
L'RSPP blocca la proposta e redige con il datore di lavoro una procedura: bonifica e ventilazione forzata, misura di ossigeno e CO2 prima e durante l'ingresso, permesso di lavoro firmato, imbracatura collegata a treppiede con verricello, operatore esterno addestrato al recupero senza entrare. Il preposto verifica ogni passaggio e ha il compito di fermare il lavoro se i valori cambiano.
In aula: se il primo lavoratore crolla dentro la vasca, che cosa deve fare, e soprattutto non fare, il collega rimasto all'esterno?