Uno stabilimento chimico di medie dimensioni che produce resine ha introdotto da un anno un modulo per segnalare i mancati infortuni. Le segnalazioni sono state solo tre, tutte firmate da capireparto. Nello stesso periodo gli operatori raccontano a voce di tubazioni che gocciolano, valvole difficili da chiudere e un carrello che ha sfiorato un collega in un incrocio cieco.
Il D.Lgs. 81/08 non impone esplicitamente un registro dei near miss, ma l'articolo 28 chiede una valutazione di tutti i rischi e l'articolo 35 prevede la riunione periodica, che è la sede naturale per esaminare questi dati. La UNI ISO 45001, al punto 10.2, richiede di gestire incidenti e non conformità con analisi delle cause e azioni correttive. Il problema qui è culturale: se segnalare espone a rimproveri o se nessuno riceve risposta, le persone smettono di farlo.
L'RSPP semplifica il modulo, lo rende disponibile anche in forma anonima e con una fotografia dal telefono, e propone di restituire ogni mese ai reparti cosa è stato fatto con le segnalazioni ricevute. Per gli eventi più rilevanti usa il metodo dei cinque perché o un diagramma causa effetto. Il datore di lavoro dichiara pubblicamente che chi segnala non sarà sanzionato e finanzia la messa a specchio dell'incrocio. I preposti incoraggiano le segnalazioni nei briefing di inizio turno.
Per il confronto: come distinguere tra una segnalazione anonima utile e una usata per scaricare tensioni personali, senza scoraggiare nessuno dal parlare?