Un call center su tre piani di un edificio direzionale impiega centottanta operatori, tra cui una nuova assunta che si muove in sedia a rotelle. Durante la prova di evacuazione annuale gli addetti si accorgono che il piano prevede solo l'uso delle scale e che nessuno sa come aiutarla a scendere.
Le persone con esigenze speciali vanno previste prima, non improvvisate. L'articolo 63 del D.Lgs. 81/08 chiede che i luoghi di lavoro siano strutturati tenendo conto, se presenti, dei lavoratori con disabilità, in particolare per porte, vie di circolazione, scale e uscite. La disciplina antincendio sulla gestione delle emergenze, con il decreto ministeriale del 2 settembre 2021, richiede che il piano consideri le persone con esigenze speciali e le misure per la loro assistenza. L'articolo 43 impone di organizzare i rapporti con i servizi pubblici di soccorso e di designare gli addetti.
L'ASPP effettua un sopralluogo con la lavoratrice per capire le sue esigenze e i percorsi più adatti. Si individua uno spazio calmo protetto presso la scala a prova di fumo e si designano due colleghi formati all'assistenza, con sostituti per ferie e turni. Il datore di lavoro acquista una sedia di evacuazione e organizza l'addestramento. Il piano di emergenza viene aggiornato e la prova successiva viene ripetuta per verificarne il funzionamento.
Chiediamoci: chi deve partecipare alla pianificazione dell'evacuazione di una persona con disabilità, e quanto deve pesare la sua opinione?