Modulo A – Esercitazioni · 27/50

Volontari in un'associazione che gestisce un banco alimentare

Un'associazione del terzo settore gestisce un banco alimentare con tre dipendenti e una sessantina di volontari, che scaricano i bancali, smistano i prodotti nella cella frigorifera e li distribuiscono alle famiglie. Durante uno scarico un volontario si ferisce a un piede con un transpallet manuale.

Il D.Lgs. 81/08 si occupa anche di loro. L'articolo 3, comma 12-bis, stabilisce che ai volontari, compresi quelli degli enti del terzo settore, si applichino le disposizioni dell'articolo 21, cioè le tutele previste per i lavoratori autonomi: usare attrezzature conformi, munirsi dei dispositivi di protezione, con facoltà di partecipare a corsi di formazione e sottoporsi a sorveglianza sanitaria. Se il volontario svolge la sua attività nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro, questi è tenuto a fornirgli dettagliate informazioni sui rischi specifici degli ambienti in cui opera e sulle misure di prevenzione ed emergenza, e ad adottare misure per eliminare o ridurre i rischi da interferenze con i dipendenti.

Il consulente che svolge il ruolo di RSPP per i tre dipendenti propone al presidente un pacchetto semplice ma completo: un'informativa scritta per tutti i volontari, una breve sessione pratica sull'uso del transpallet e sulla cella frigorifera, la fornitura di scarpe antinfortunistiche e guanti. Un volontario esperto viene incaricato di coordinare i turni di scarico, mentre il magazzino viene riorganizzato.

Vi domando: è giusto chiedere a un volontario lo stesso rigore di un lavoratore, e come lo si motiva senza scoraggiarne l'impegno?