Un'azienda agricola a conduzione familiare coltiva vigneti e uliveti in collina. Il titolare, la moglie, il figlio e il fratello lavorano tutti nell'impresa familiare, senza dipendenti per gran parte dell'anno. Il figlio usa spesso il trattore su terreni in pendenza, e un vicino ha da poco subito un ribaltamento.
Anche dove non c'è un rapporto di lavoro subordinato il D.Lgs. 81/08 prevede alcuni obblighi. L'articolo 21 riguarda i componenti dell'impresa familiare di cui all'articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori autonomi, i coltivatori diretti del fondo e i piccoli imprenditori artigiani e commercianti. Essi devono utilizzare attrezzature di lavoro conformi al Titolo III, munirsi di dispositivi di protezione individuale e utilizzarli conformemente, e munirsi di tessera di riconoscimento quando operano in appalto. Hanno inoltre la facoltà di beneficiare della sorveglianza sanitaria e di partecipare a corsi di formazione specifici.
Un tecnico dell'associazione di categoria, che segue l'impresa come consulente, verifica che il trattore abbia la struttura di protezione contro il ribaltamento e la cintura, e propone l'adeguamento dove manca. Il figlio frequenta il corso di abilitazione per la conduzione dei trattori previsto dall'accordo Stato-Regioni. Quando in vendemmia arrivano gli stagionali, l'impresa diventa datore di lavoro a tutti gli effetti e deve applicare per loro l'intera disciplina.
Domanda per voi: come si può convincere una piccola impresa familiare che la sicurezza non riguarda solo chi ha dipendenti?